Inizio estate lontano dalle corse per il sottoscritto. Al mio ginocchio sinistro sono rimasti indigesti i chilometri della maratona di casa e della StraRimini e così dopo alcune visite e indagini in merito, prescritte alcune terapie e un po' di riposo. E allora, visto lo svolgersi del campionato del mondo di calcio, via con tanta televisione sul divano. Un po' annoiato, tra qualche partita così così e qualche fase di buon calcio, alla mia mente è venuta voglia di andare indietro nel tempo e ripercorrere i vari mondiali che, ogni quattro anni, si sono succeduti e si sono inseriti nei ricordi di questi ormai tanti anni.
Tra le edizioni disputate, ad alcune sono più affezionato e il loro ricordo è rimasto per vari motivi ancor oggi ben nitido. Cominciamo dal lontanissimo 1958 quando, seduto su quelle scomodissime sedie di legno pieghevoli, nella sala tv del circolo di un partito che oggi non c'è più, in mano un ghiacciolo comprato dal nonno, ho assisto alla mia prima partita di un mondiale di calcio. L'Italia non partecipa non essendo riuscita a qualificarsi. La manifestazione si svolge in Svezia e i padroni di casa si giocano il titolo con il Brasile. Ricordo che la stragrande maggioranza dei telespettatori presenti tifava per il Brasile mentre io, non so neanche oggi perché, ero per la Svezia. Squadre zeppe di grandi giocatori, alcuni di loro poi trasferiti in squadre italiane (uno tra tutti il grande Liedholm giocatore del Milan e vincente allenatore di uno scudetto con la Roma). Partita a senso unico con grande vittoria del Brasile per 5-2 con due gol di quello che, a soli 17 anni, è tuttora il più giovane calciatore diventato campione del mondo; il suo nome, entrato nella leggenda del calcio, era, anzi è, Pelè! Un mito del calcio!
Lasciamo i ricordi dell'infanzia e con un balzo non da poco ci trasferiamo al 1970. Appena finito il servizio militare, si riparte subito. Destinazione: Deposito Locomotive di Cremona verso quella che sarà poi la professione di tutta la vita. Giugno, mondiali in Messico: serata al bar, all'aperto ad assistere in TV alla semifinale Italia-Germania. Orario d'inizio verso le ventidue, un po' tardino visto che la mattina c'è da alzarsi presto, ma si può fare, tanto poi non si dorme per il caldo. Azzurri subito in vantaggio con Boninsegna, poi la partita non offre tantissimo, si riesce a rendere i tedeschi non troppo pericolosi. La partita volge al termine, molti si alzano per andarsene soddisfatti (battere la Germania è sempre un bel colpo); siamo al 93esimo, pochi secondi alla fine, ma un'avanzata del biondo terzinaccio Schnellinger provoca il pareggio! Una cosa pazzesca! E adesso? È mezzanotte passata, ma non si può andare a dormire! E allora via a riguadagnare la propria sedia e vai con i supplementari. E qui in un alternarsi di colpi di scena, un susseguirsi di gol e passando dalla gioia al dolore e viceversa, si è vissuta quella che poi è stata definita la partita del secolo. Per la storia l'Italia uscì vincente, perse poi la finale con il Brasile ma tutti ricorderanno solo l'incredibile partita del 4-3 con i tedeschi!
Risaliamo con la memoria al 1982. Sono da anni trasferito al Deposito Locomotive di Rimini, il tempo passa, arriva una certa maturità, ma la passione per il gioco del calcio è rimasta. Spagna, serata finale dell'ennesimo mondiale, Italia a contendersi la vittoria con la Germania dopo avere già battuto Argentina e Brasile. Arrivo in stazione a Rimini con un treno merci da Bologna, cambio volante con una coppia di colleghi anconetani non proprio felici di non potere assistere alla partita da poco iniziata.
Inforco il mio cinquantino e via a gran velocità verso casa, non c'è traffico, tutti davanti alla TV. Transito di fianco a un bar e sento la voce di Martellini rigore per L'Italia! Alè! mi dico. Pochi minuti e sono in casa, Come va? chiedo a mia moglie. Ancora zero a zero la risposta. Ma come? penso. Abbiamo sbagliato un rigore specifica lei. Il tempo di mettermi comodo sul divano e... è tutta un'altra storia. Rossi, Tardelli, Altobelli! Non ci prendono più! esclama in tribuna l'indimenticabile Presidente Pertini! Di quel mondiale si è rivisto e stravisto l'urlo di gioia di Tardelli, divenuto un'icona nella storia del calcio italiano. A me ha colpito invece la serenità, la tranquillità che si leggeva sul viso di Cabrini dopo avere sbagliato il rigore. Niente scene disperate e mani nei capelli, lui sapeva che ce l'avremmo fatta! Come è andata quest'anno ai nostri lo sapete già, così come chi ha vinto.
Il mio ginocchio? Non ancora a posto, ma voglio essere come Cabrini.
Buona camminata e corsa a tutti!
Luciano Caldari