Il socio Benito Colonna (Toni), classe 1937, ex macchinista delle ferrovie, ritorna con la mente alla sua adolescenza, a Rivabella. Ricordi nostalgici di una vita modesta inserita in un contesto a contatto con una natura in parte incontaminata.
Ricordo in particolare la nonna Emma, eternamente seduta a tavola con lo scaldino acceso fra i piedi, la rocca sotto l'ascella sinistra mentre filava la lana o lo spago facendo ruotare il fuso con la mano destra. Sovente si addormentava con la testa fra le mani e i gomiti appoggiati alla tavola. Quando riuscivo ad accalappiare qualche uccelletto nelle tagliole, sapeva cucinarmelo in maniera deliziosa, utilizzando il solito padellino e per ingredienti olio, sale, pepe, rosmarino e aglio. Poche, semplici cose che dosate giustamente davano il migliore dei risultati.
Era un mondo tutto particolare. La campagna integra. Nei fossati, l'acqua sorgiva favoriva il proliferare di rane, tinche, pesciolini vari e soprattutto gamberetti. Talvolta si potevano osservare le tartarughe crogiolarsi al sole. C'erano pure serpi d'acqua, ma ciò che stupiva veramente era la grande quantità d'anguille, specie in primavera, quando giungevano dal mare per risalire i corsi d'acqua dolce. Non erano grosse ma chiare e saporite.
L'aria era percorsa da mille fremiti e il canto continuo degli uccelli rallegrava l'anima. Nelle notti calme, merli e usignoli in amore facevano udire i loro meravigliosi versi e io me ne stavo ore sdraiato sul letto a occhi aperti, rapito da quelle melodie turbate solo dal gracidare delle rane. Ogni tanto si udiva ben scandito il richiamo della nitticora.
Nella stagione calda, verso i primi di giugno, di buonora si andava in spiaggia armati di forchetta e canestro. Nell'acqua bassa e limpida si prendevano cannelli e vongole e non di rado qualche polposa canocchia che, spintasi a riva per deporre le uova, finiva ingloriosamente in pentola. Al massimo della bassa marea, i mursioni (piccoli pesci della famiglia dei ghiozzi) intrappolati nelle pozzanghere venivano infilzati con la forchetta per essere serviti poi come ottimo fritto.
Come si piange un caro amico che ci lascia, io piango quel mondo fatto di povertà, ma anche di grandi meravigliose ricchezze. Il mondo a volte va avanti, a volte indietro: chissà domani come sarà?
Benito Colonna