Dieci anni fa i Dopolavoro Ferroviari Territoriali subivano un drastico mutamento storico col quale perdevano agevolazioni e condizioni di favore che avevano garantito fino ad allora lo sviluppo delle loro attività. Atto col quale si decretava la fine dell'assistenzialismo aziendale. Se il Gruppo FS si fosse limitato all'annullamento delle elargizioni le conseguenze sarebbero state dure, ma tutto sommato sostenibili. Purtroppo, invece, affondò il bisturi e furono imposti gravosi oneri per usufruire delle strutture immobiliari, fino ad allora in consegna in comodato d'uso gratuito, con un crescente oneroso canone di locazione e altri innumerevoli balzelli.
Ad un cambio di rotta così repentino non fu facile rispondere con adeguate contromisure, né adattarvisi. Molti, troppi, DLF ne hanno sofferto sul piano economico e organizzativo, altri non sono riusciti più a risollevarsi. Il nostro Dopolavoro, nell'affrontare quella nuova situazione, fortunatamente partiva da solide basi. In anni precedenti il nostro DLF aveva gradualmente alienato la gestione diretta delle sue unità produttive, quali mense, cinema, tennis, agenzia viaggi, ecc. attuando un piano che partiva dal presupposto che con il volontariato la gestione di attività commerciali si era dimostrata nei fatti incompatibile perché non sempre remunerativa.
Provvedimenti non sempre facili da eseguire per il dissenso del personale dipendente, nonostante che a ogni passaggio dalla gestione diretta al subappalto si pretendesse per i lavoratori la garanzia sui diritti acquisiti e il mantenimento dei livelli occupazionali. Le ripercussioni favorevoli di queste operazioni contribuirono alla costituzione di un congruo fondo di riserva, condizione che permise poi all'organo dirigente di operare nelle decisioni con più serenità. Fra i DLF, il nostro risultò quindi fra quelli abbastanza attrezzati a sostenere l'impatto delle nuove prove che l'incalzare degli eventi riservava. Una resistenza però che comportò anche perdite di posizioni, come il rilascio dei locali del circolo di Cesena.
La contrazione delle disponibilità economiche ebbe inevitabili ricadute sulle attività, alle quali si univa un altro fattore negativo: il progressivo invecchiamento e la diminuzione degli organici ferroviari. Un esempio di questo declino lo si può rilevare nella rappresentanza dei gruppi sportivi e culturali che costituiscono uno dei pilastri del nostro sistema organizzativo.
Infatti facendo una valutazione dell'attività degli ultimi dieci anni, si rileva che nel 2004 i gruppi sportivi allora presenti erano: biliardo stecca, bocce, calcio, ciclismo, nuoto, pesca, podismo, scacchi, sci, tennis, tiro per un totale di 407 aderenti. I gruppi culturali erano rappresentati da: aquilonisti, astrofili, ballo folk, filatelico, fotografico, micologico, informatico, fermodellistico, ornitologico, teatrale, per un totale di 442 aderenti.
Nel 2013 questa rappresentanza dei gruppi sportivi si è così assottigliata: biliardo, bocce, calcio, ciclismo, nuoto, podismo, scacchi, tennis per un totale di 231 tesserati. Mentre i gruppi culturali sono così rappresentati: aquilonisti, astrofili, filatelico, fotografico, micologico, informatico, fermodellistico, teatrale per un totale di 186 tesserati.
Una situazione in prevalenza derivata dal contrarsi delle risorse disponibili che potrà forse essere superata da un equo contratto di locazione rilanciato nel tempo, in modo che il DLF possa così uscire dallo stato di precarietà che ha caratterizzato l'ultimo decennio.
Giovanni Vannini