UN BENE SENZA PREZZO CHIAMATO FELICITÀ

Se ci guardiamo attorno senza la presunzione di sapere già tutto in anticipo, ci rendiamo conto di quanto la felicità sia un bene raro e necessario. In una società sempre più individualista, che produce esclusione, solitudine e sofferenza, il diritto alla felicità è qualcosa di dirompente, che non ha prezzo e che non dipende dai beni posseduti, che generano probabilmente un piacere che tuttavia resta effimero.

Per troppo tempo gli uomini hanno creduto che la felicità dipendesse dal livello dei consumi e per assicurarsene una sempre più grande e ricca fetta hanno passato il loro tempo a lavorare, ogni giorno di più. E così hanno sacrificato le relazioni umane che sono il principale generatore di felicità, insieme all'ambiente. Il risultato di questa corsa al danaro e ai beni di consumo? La quota di infelicità, insoddisfazione e frustrazione ha raggiunto proporzioni enormi.

L'avidità ha avvelenato molti cuori, rendendo molte persone dure e spietate. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe facilitare e non ostacolare il raggiungimento della felicità. Molti economisti lo hanno compreso e le Nazioni Unite, con una risoluzione votata nel 2012, hanno invitato a seguire l'esempio del Buthan che ha introdotto la Felicità Interna Lorda come indice di misurazione dello sviluppo del paese, al posto del Prodotto Interno Lordo. La politica del vivere bene pone al centro la qualità della vita, non la quantità dei beni accumulati.

Duilio Ganzaroli