LA DIFFICILE ARTE DI COMPORTARSI CON IL PROSSIMO

Troppo spesso al bar come al distributore di benzina, al ristorante come in un negozio, si assiste allo sgradevole spettacolo di persone che, rivolgendosi agli addetti, danno loro del tu. E il tu, assolutamente fuori luogo, sarebbe il minore dei mali: le stesse persone trattano con alterigia chi lavora, quando addirittura con palese maleducazione. Forse ritengono, per il solo fatto di essere clienti, di avere acquisito il diritto di comportarsi con arroganza.

Il lei in simili circostanze è di rigore. Coloro che lavorano sono a nostra disposizione per aiutarci nelle diverse scelte e, nel caso lo richiedessimo, per consigliarci: non sono nostri schiavi e neanche amici. Svolgono, e di solito lo svolgono bene, un ruolo. A volte sbagliano, ma neppure il loro errore ci autorizza ad agire maleducatamente.

Certe piazzate di signori che, al ristorante, strapazzano il cameriere che non ha ben capito l'ordinazione, o li ha fatti attendere qualche minuto oltre il previsto, avviliscono più chi le fa che coloro che sono costretti a subirle, creando fra tutti i presenti uno stato di forte imbarazzo. Maltrattare una persona che lavora perché ha commesso un errore non è una prova di forza, né di autorevolezza, bensì dimostrazione di cattiva educazione.

A volte chi da del tu al cameriere del ristorante o al barman del locale notturno lo fa unicamente per dimostrare agli amici che lo accompagnano di essere un habituè del locale: un esibizionismo di cattivo gusto, che non fa certo fare a chi ne è protagonista la figura dell'uomo di mondo.

Altrettanto scorretto è alzare la voce per fare una rimostranza o rivolgere un rimprovero: la persona che conosce le regole della buona educazione e le sottigliezze del saper vivere non ha mai bisogno di parlare con voce troppo alta. E il rimprovero, se proprio non si può farne a meno, acquista maggiore efficacia se rivolto in tono pacato.

Qualche parola va spesa anche nel rapporto con i propri dipendenti. In casa, con i domestici che lavorano per noi, dovremo sempre trovare il tono giusto. Eviteremo l'eccessiva famigliarità ma anche, e soprattutto, la prepotenza. I tempi dello schiavismo sono tramontati per sempre e certi comportamenti non sono più ammissibili.

Nella società moderna non esistono più (per fortuna) superiori e inferiori, persone di serie A e persone di serie B, ma soltanto esseri umani che, svolgendo un lavoro, mettono a nostra disposizione, per qualche ora al giorno, le loro capacità professionali. Trattandole con durezza e cogliendo ogni occasione per rimproverarle raggiungeremo l'unico risultato di renderci invisi. E di ottenere, alla fine, un minor rendimento nel lavoro.

Quanto detto non significa che dovremo sempre tacere, ignorando gli errori e le negligenze di coloro che lavorano con noi. Un rimprovero, quando necessario, andrà comunque rivolto, ma dovranno essere evitati atteggiamenti e parole che possano umiliare il dipendente. Il quale, lo ripetiamo, è un essere umano, non un robot al nostro servizio, e come tale ha il diritto che la sua dignità venga rispettata.

Duilio Ganzaroli