Il socio Virginio Cupioli (Tonino), ex ferroviere Capo Stazione Superiore, classe 1926, ci racconta come nell'anteguerra la sua famiglia, per integrare lo scarso reddito, allevasse animali da cortile.
Il pollaio era composto da sole galline. La mamma riteneva, a ragione che era meglio una gallina in più, che un gallo ritenuto uno spreco perché non faceva le uova. Quando qualche gallina era presa nel periodo di cova, iniziava a chiocciare, si accovacciava con le ali larghe in un angolo. La mamma se ne accorgeva subito, cercava uova da un pollaio di un vicino di casa che avesse il gallo, magari le cambiava con le sue, che non erano buone per la riproduzione.
Le metteva in un cesto riempito di paglia, in un luogo semibuio e silenzioso, sopra vi adagiava la chioccia che subito covava; giornalmente la nutriva di cibo. Dopo un periodo di tempo, nascevano i pulcini, con il loro becco foravano il guscio e uscivano bagnati, pigolando fievolmente. La mamma poi gli toglieva la sporgenza del becco per facilitare la presa del cibo, crescevano attorno alla chioccia che li proteggeva sotto le ali, gli insegnava la ricerca del cibo a terra raspando il suolo per loro.
Quando erano grandicelli ai galletti cresceva la cresta che diventava sempre più rossa e iniziavano a cantare da gallo. I galoz (galletti) al tegamino con pomodorini erano il massimo della bontà, chi non li ha mai assaggiati difficilmente può capirne la gradevolezza. Le pollastre invece diventavano ovaiole.
Veniva allevato anche qualche tacchino, che quando era cresciuto se maschio glottava, facendo la ruota con le penne della coda, diventando rosso. Rincorreva i bambini se erano vestiti di colori sgargianti per beccarli.
Nel gabbione si tenevano i conigli, molto prolifici, quando una coniglia era pronta, veniva messa qualche giorno nella gabbia del maschio e se rimaneva fecondata, dopo qualche tempo cominciava ad allestire il nido in un angolo come un'alcova, strappandosi i propri peli. I coniglietti nascevano glabri, minimo quattro o cinque, la covata era sprofondata nel nido, unita per proteggersi dal freddo. La coniglia premurosa li allattava fino a quando non erano in grado di nutrirsi con l'erba e con le foglioline d'acacia (marugon).
L'allevamento per Tonino era la scoperta giornaliera della vita degli animali, che osservava con interesse.
Virginio Cupioli