LO SVAGO DI UN TEMPO

Il socio Benito Colonna (Toni), classe 1937, pensionato FS, nativo e residente a Rivabella, in questo breve racconto rivolge i suoi ricordi alla prima gioventù, soffermandosi su quello che costituiva allora uno dei pochi mezzi per avere contatti con il gentil sesso: il ballo.

Allora si andava a ballare in bicicletta. Durante la stagione estiva non si ponevano problemi di spostamento: le piste di ballo aperte al pubblico erano al mare, perciò facili da raggiungere anche a piedi. Le difficoltà sorgevano in inverno. Il locale più vicino era Pagnoc, sito in via Pascoli all'incrocio con la Flaminia; quello più lontano, frequentato dalla mia combriccola più assiduamente, era la Gaiofana e distava circa venti chilometri: una bella pedalata! Altri tempi, altre usanze, altre possibilità.

Andare a ballare alla Gaiofana era piacevole ma rischioso: mai andare da soli. Eravamo studentelli, parlavamo in italiano. C'era un accordo fra noi: mai toccare il dialetto. Sfruttavamo l'arma delle educate, seducenti, maniere e ciò faceva un certo effetto in un paesello di campagna favorendoci alquanto nel rapporto con il sesso opposto. Le giovani fanciulle, sempre accompagnate da madri o da una sorella minore, aspettavano ansiose che arrivassimo.

Erano i primi approcci amorosi, le prime languide emozioni. Con in tasca i soldi contati, ingresso più gazzosa con due cannucce e tanta gioventù, si trascorreva un piacevole pomeriggio in compagnia della ragazzina del cuore. Restava poi da risolvere il problema del rientro. Occorreva di volta in volta stare all'erta, eventualmente cambiare itinerario per sfuggire all'agguato con sassaiola da parte dei giovani locali che non gradivano la nostra presenza.

Benito Colonna