Ogni maratona disputata ha la sua storia, il film della gara è sempre diverso anche se lo si confronta con quello dell'anno precedente. Questo dipende da tanti fattori, il clima, lo stato di forma, i concorrenti che ti fanno compagnia. A volte basta una banalità e i classici 42 chilometri risultano diversi dai precedenti. Se le variabili del giorno della gara sono importanti, spesso decisive quelle del giorno precedente, possono esserlo ancora di più.
Sentite cosa mi è capitato il giorno precedente la maratona di Roma di alcuni anni fa. Dopo l'iscrizione alla gara decido, anziché prenotare per il sabato notte in uno degli alberghi convenzionati per l'evento, di accettare l'invito a essere ospite di alcuni cugini di mia moglie, residenti nella capitale.
All'ultimo momento mia moglie non può accompagnarmi e questo è stato il primo sentore che le cose non sarebbero andate per il verso giusto. Nel pomeriggio del sabato raggiungo la residenza dei parenti dove vengo accolto calorosamente da un incredibile numero di persone, qualcuna a me anche sconosciuta, dispiaciuti per l'assenza della moglie, ma pronti, con baci e abbracci, a dispensare su di me tutto il loro affetto.
Qualcuno, dopo quattro chiacchiere, saluta la compagnia, mentre altri accettano l'invito a cena dei padroni di casa. Da parte mia ho timidamente accennato ai cugini che non si preoccupassero troppo per la cena in quanto io, come da norma del perfetto maratoneta per la sera precedente alla gara, con un piatto di pasta asciutta, due fette di prosciutto e volendo esagerare una fetta di dolce non troppo elaborato sarei stato più che ben servito. La risposta è stato un sorriso e l'aggiunta di stare tranquillo.
Chi ha qualche conoscenza delle abitudini romane sa bene che gli orari del pranzo e della cena sono spostati in avanti di quasi un paio d'ore rispetto ai nostri e questo non è il massimo per me che la sera precedente una maratona a casa imponevo l'orario di cena a livelli ospedalieri! Questo per avere il tempo di digerire e infilarsi a letto a orario francescano.
Qua invece il tempo, tra una chiacchiera e l'altra, scorreva inesorabile, i telegiornali della sera cominciavano uno dietro l'altro a salutare, ma di mettersi a tavola non se ne aveva sentore. Ogni tanto qualche rumore dalla cucina mi rincuorava ma erano falsi allarmi. Finalmente, quando il mio stato d'animo aveva ormai raggiunto livelli di stress veramente pericolosi, il tanto atteso tutti a tavola!
E qui sarei troppo lungo a elencare il numero delle portate, la loro abbondanza e la loro digeribilità. Sono ancor oggi convinto che tutta la cucina romana fosse ampiamente rappresentata, vini dei castelli inclusi! I miei tentativi di saltare qualche piatto venivano vanificati da una frase in romanesco che ricorderò per sempre: Devi magnà che domani c'hai dà corre!
Ad un orario a dir poco osceno, dopo aver schivato per un pelo il caffé finale, dopo tanti saluti e innumerevoli in bocca al lupo per la maratona, mi accingevo a prendere possesso della camera per la notte. Qui una frase del padrone di casa a cui, per la fretta di infilarmi a letto, non avevo dato troppa importanza, si rivelerà la mazzata finale per la mia gara: Ah' Lucià nun te' preoccupà se senti un pò de caciara, è l'inquilino de' sopra che la notte nun dorme e dato ch'è sordo, tiene la televisione un pò alta!
E così la notte è trascorsa con lo stomaco a provare invano a digerire almeno parzialmente tutto il repertorio culinario ingurgitato e la compagnia televisiva ad alto volume di dibattiti di politica locale, concerti di musica classica, commedie dialettali e notizie calcistiche dalla maggica Roma fino all'ultima squadretta del quartiere di Centocelle!
Le prime luci del mattino mi colgono con gli occhi ancora aperti e con lo stomaco sottosopra, un veloce caffé e mi ritrovo gentilmente depositato al ritrovo della gara. Mi sdraio sull'erba dei giardini accanto il Colosseo, forse mi appisolo ma vengo subito scosso da una mano amica che mi indica che è ora di avviarsi verso la partenza.
Il tradizionale colpo di cannone dà il via come sempre alla maratona di Roma. Non chiedetemi come è andata perché non mi ricordo quasi niente, le vie, le piazze, i monumenti, le tante persone, le ho percorse, sfiorate, ma non le ho viste! Con quella cotta che avevo, neppure oggi riesco a capire come posso aver raggiunto il traguardo finale! Morale della favola: se vi capita di essere invitati da amici a una cena il sabato precedente una maratona andateci pure, ma niente bisbocce e possibilmente, la cucina e gli orari non siano romani!
Buona camminata e buona corsa a tutti!
Luciano Caldari