Il socio Virginio Cupioli (Tonino), classe 1926, ricorda in questo scritto aspetti di vita della sua fanciullezza soffermandosi su un'attività praticata nella Rimini che fu: quella di lavandaia.
Rimini storica si trova alla foce di tre corsi d'acqua che fino dall'antichità hanno favorito l'insediamento delle popolazioni autoctone. È cinta a nord dal fiume Marecchia, a sud dall'Ausa o Aprusia e al centro dal torrente Mavone che nei secoli ha garantito il rifornimento idrico alla città e lo spurgo verso il mare dei liquami prodotti dagli abitanti.
Su questi corsi d'acqua, sotto il ponte di Tiberio e sotto il ponte settecentesco dell'Ausa nel borgo San Giovanni, che aveva sostituito il ponte di epoca romana spazzato via dalle acque, le massaie lavavano gli indumenti della famiglia su assi a due gambe a forma di triangolo immerse con la punta nell'acqua corrente, normalmente sempre fredda.
Erano particolarmente numerose nel Lavatoio Comunale, appositamente costruito sulla riva del torrente Mavone, sito nel borgo San Gaudenzo. L'impianto permetteva il lavoro contemporaneo di più lavandaie che, per trasportare gli indumenti prima e dopo il lavaggio, usavano ceste su carriole o carretti.
Esistevano lavandaie che lavoravano a pagamento per i benestanti e le famiglie signorili, e che prelevavano gli indumenti sporchi e li riconsegnavano puliti e asciutti nelle case. Di fatto queste brave donne, con la loro alacrità e sacrificio in continuità con l'abitudine tramandata dai secoli precedenti, usavano i tre corsi d'acqua per la pulizia degli abitanti della città.
Il Lavatoio Comunale, costruito nel 1901 in sostituzione di altri luoghi di lavaggio (via delle Fosse), fu demolito per ragioni igieniche nei primi anni sessanta, per la distorta concezione degli amministratori del tempo. Nel 2004 la giunta comunale lo ha fatto ricostruire nello stesso luogo onorando così la memoria e quelle lavandaie.
Virginio Cupioli