Questo il testo dell'epigrafe al monumento: Soldato Ignoto - Che t'importa il mio nome? Grida al vento: Fante d'Italia e dormirò contento.
Fanteria, nobile arma. Regina delle battaglie. L'aereo, il mortaio, l'obice, il cannone di qualunque gittata possono sparare in eterno; distruggere, bruciare, demolire, ma quel terreno non sarà conquistato finché il Fante non ne avrà preso pieno possesso. Così fu, dopo le tre guerre d'Indipendenza. L'Italia era finalmente libera, perché i fanti, con il loro sacrificio, avevano cacciato i nemici e restituito quell'italico suolo alla madre Patria.
Nel 1954 unico lembo di terra non ancora italiano era Trieste. Infatti dopo l'ultima guerra mondiale (1940 - 1945) il territorio libero di Trieste era diviso in due zone; zona A e zona B, entrambe sotto il controllo delle Nazioni Unite, così come volle il trattato di pace del 1947; anche se la zona A era retta da un'amministrazione provvisoria italiana e la zona B da amministrazione provvisoria jugoslava.
Nel 1954, secondo un protocollo d'intesa sancito a Londra, la zona A passò sotto la piena sovranità italiana e la zona B sotto la piena sovranità jugoslava. Fu così che la Divisione Trieste, che era di stanza a Bologna, venne inviata a Trieste per occupare la zona A.
Piace ricordare che un ferroviere riminese, nel 1954, Sottotenente di Complemento nell'Arma di Trasmissioni e in forza alla Divisione Trieste, dette il suo contributo per l'italianità di quel territorio. Erano giorni festosi, la città sembrava impazzita per la gioia di tornare a essere italiana.
La Compagnia Trasmissioni aveva il compito di assicurare i collegamenti fra i vari reparti utilizzando linee telefoniche, radio, ponti radio ecc. Ma chi di fatto occupava in concreto quelle terre sotto ogni aspetto era la fanteria. La fanteria appunto: - regina di tutte le battaglie - anche se in quell'occasione vinse la diplomazia e non si combattè.
Se poi con il pensiero andiamo al Monumento del Milite Ignoto, è quasi certo che proprio di un fante è la salma che da Aquilea, nel lontano ottobre 1921 con un treno speciale, venne portata a Roma per essere tumulata all'Altare della Patria. Cerimonia che si è ripetuta quest'anno alla presenza del Presidente Napolitano.
Giancarlo Buda