Scusi, mi fa una confezione regalo? Tutte le volte che facciamo una richiesta del genere e avvolgiamo un oggetto con carte luccicanti e nastri variopinti, nelle nostre parole e nei nostri gesti riaffiora lo spirito del dono. Dare, ricevere, ricambiare. Su queste tre azioni si fonda il legame sociale. Nella tribù più primitiva, come nella società dei consumi. Perché all'origine c'è sempre un atto di generosità.
Cambiano ovviamente i modi, ma il principio resta lo stesso. In qualsiasi regalo, grande o piccolo che sia, quel che conta è l'intenzione. Oltre alla confezione, sono il fiocco, la carta, le decorazioni, a trasformare un oggetto qualunque in un regalo, aggiungendogli quel surplus di significato che cambia magicamente il valore delle cose. Da semplici merci, da oggetti d'uso a simbolo di una relazione. Un'aura splendente che lega chi dà e chi riceve.
Ma fa anche di più. Rafforza continuamente affetti e legami attraverso la generosità, la gratuità, l'offerta spontanea. E perfino la sorpresa. In questo senso il dono rappresenta l'anima gentile della società. Non a caso le espressioni che accompagnano i regali nelle diverse lingue - grazie, prego, non era necessario, che bel pensiero, non dovevi - hanno sempre a che fare con l'amicizia, l'armonia, la riconoscenza, la grazia.
Relazioni che non hanno bisogno di regalo. Sentimenti che non si comprano nè si vendono. Legami materializzati. Questo sono i doni. Nel cosiddetto regalo importante, come nel pensierino preso all'ultimo momento per non presentarsi a mani vuote, riflettiamo sempre la nostra immagine e al tempo stesso riveliamo quello che pensiamo dell'altro.
Duilio Ganzaroli