Il socio Luciano Casalboni prosegue la narrazione delle memorie del padre Leo che, dopo il proclama del Maresciallo Badoglio e il conseguente sfascio delle forze armate italiano dell'otto settembre del 1943, si ritrovò fuggiasco e ricercato dai repubblichini. Cercò scampo in campagna presso il podere dei famigliari della fidanzata Nives, ma ben presto anche quel rifugio si dimostrò precario. Malauguratamente i militari tedeschi avevano requisito una parte del casolare, installandovi un proprio comando, diventando così per gli alleati un obiettivo da colpire.
Non passò molto tempo che i nostri si trovarono ad affrontare una situazione a loro sconosciuta, capirono a loro spese che il podere si trovava esattamente all'interno della Linea Gotica che gli alleati cominciarono a bombardare. Il podere fu devastato e durante gli attacchi si rifugiavano all'interno delle grotte di tufo che foravano la collina.
In un giorno di pioggia, al suono della sirena che precedeva il passaggio di un piccolo aereo denominato checca, che aveva il compito di avvertire le popolazioni dell'imminente bombardamento, tutti corsero nei rifugi. Cesare, il capo famiglia si era attardato per mettere al sicuro gli animali, raggiunse i rifugi nel momento in cui un aereo passando a bassa quota scaricò la sua mitraglia colpendolo in pieno.
Cadde a pochi metri dall'ingresso con il sangue che veniva lavato via dalla pioggia. Fu lasciato morire davanti agli occhi dei famigliari che non poterono uscire per soccorrerlo perché l'ingresso era presidiato dai tedeschi che puntavano le armi contro chiunque si muovesse.
L'ironia della sorte fu quanto mai amara. Cesare, che odiava la guerra e gli oppressori, veniva ucciso dai suoi liberatori e gli oppressori, per proteggere i suoi cari che sarebbero stati colpiti anche loro se fossero usciti dal rifugio, gli impedivano di dire addio per l'ultima volta alla sua famiglia. Questo fatto toccò tutti, l'ufficiale tedesco rese l'onore al caduto, poi tutto cambiò.
Luciano Casalboni