Il socio Benito Colonna, classe 1936, ferroviere macchinista ricorda la sua permanenza in Piemonte e, nel suo errare per servizio, la località dove prediligeva recarsi a consumare il pasto.
Il più bel mangiare e bere lo si faceva ad Alba, il paese del tartufo. Nelle giornate in cui si svolgeva la fiera del prezioso tubero, tanti anziani signori, per lo più campagnoli, si recavano alla stazione ferroviaria più vicina a prendere il treno che li portava ad Alba. Si presentavano con il frutto delle loro ricerche contenuto in una legaccetta.
Sulle vetture in cui viaggiavano il profumo o, per altri, il puzzo di tartufo permeava l'aria. Quei nonni, abili nella ricerca ma ingenui nella vendita, il più delle volte, durante le trattative venivano truffati. In ogni modo, inconsapevoli di ciò, se ne tornavano al loro paese soddisfatti e con qualche regalino per i nipotini.
C'era una bettola (piola) ad Alba, poco distante dalla stazione, la cui proprietaria era un donnone simpatico e scherzoso. Come posavi il piede dentro all'uscio non potevi fare a meno di notare una grande tavola con sopra una gialla sfoglia fatta a mano. Ti andavi a sedere nella saletta riservata ai ferrovieri, nella stanza attigua i clienti fissi erano normalmente prostitute, protettori o loro amici.
Non si ordinava, il pasto era fisso. La Madama sempre gentile, quando portava in tavola le pietanze, al grande sorriso aggiungeva: non voglio vedere avanzi. Certo bisognava essere buone forchette perché di cibo ce n'era veramente tanto, in ogni modo era tutta roba squisita.
La padrona di casa si presentava con un grande vassoio ovale ricolmo di tagliatelle fumanti arricchite di un ottimo ragù di carne; proseguiva poi con una grossa terrina piena di ogni ben di Dio: coniglio arrosto, piccioncino ripieno, bollito caldo e altro ancora, perfino i tocchetti di semolino dolce. Del vino non sto a dilungarmi: eravamo al centro delle Langhe piemontesi. Fra tutti io preferivo il Dolcetto, faceva resuscitare i morti.
Benito Colonna