CELEBRAZIONI
DEPOSITO LOCOMOTIVE RIMINI

I ferrovieri, gli ex ferrovieri e i riminesi, oltre alle celebrazioni per il 150° anno dell'unità d'Italia, celebrano anche il 150° dell'arrivo della ferrovia a Rimini. Tra ottobre e novembre del 1861 venne inaugurata la tratta Bologna - Rimini e la tratta Rimini - Ancona. Essendo Rimini baricentrico fra Bologna e Ancona, oltre gli edifici della stazione sorse anche il Deposito Locomotive.

Deposito che andò sempre crescendo d'importanza, specie dal 1889 con l'attivazione della ferrovia Rimini - Ravenna - Ferrara. Questo fatto, unitamente alla creazione delle Officine Grandi Riparazioni per le locomotive (esistente), le Officine Veicoli FS (oggi scomparsa) e gli impianti delle cessate ferrovie di Novafeltria dal 1916 e di San Marino nel 1922, facevano di Rimini un polo ferroviario importante. In quei tempi, in cui l'attività turistica era ancora limitata, il primo datore di lavoro per i riminesi era la ferrovia.

Nel primo novecento al deposito erano assegnate più di cento locomotive, dando così lavoro a centinaia di persone fra macchinisti, fochisti, accudenti, capi deposito, operai e impiegati. L'importanza del deposito a vapore fu ridimensionata con l'arrivo dell'elettrificazione del 1938. Da quel momento svolse solo servizio per le linee romagnole non elettrificate.

Dopo la guerra Rimini rinacque rapidamente, le attrezzature della trazione elettrica erano distrutte e fu la trazione a vapore a rendere possibile una rapida ripresa dei collegamenti. La crisi, iniziata con la scomparsa della trazione a vapore, divenne più evidente nel 1978/1979 con la elettrificazione della Rimini - Ravenna - Ferrara.

Al deposito furono poi assegnate nuove automotrici e moderne locomotive, sia diesel che elettriche, ma la cosa durò fino al 1995, anno in cui subentrò la chiusura, con declassamento della rimessa; il macchinario d'officina e la documentazione tecnica sulle locomotive a vapore rimasero abbandonati nel vicino capannone. La sola locomotiva a vapore 740 002, eretta a monumento, rimaneva a ricordare l'attività del luogo e il lavoro che vi avevano svolto generazioni di ferrovieri.

I ferrovieri più anziani ricordano e hanno vissuto le fasi di passaggio dal vapore all'elettrico fino alla chiusura del Deposito. Commemorare il 150° dell'arrivo della linea ferrata a Rimini e ricordare il periodo lavorativo passato in Deposito penso sia molto bello. Per me, che ho vissuto questo passaggio e che negli ultimi anni di servizio sono anche stato il responsabile dell'ex Deposito, il ricordo è una festa, soprattutto se penso che nel limite delle mie funzioni mi sono adoperato e ho creduto che questo deposito non dovesse morire.

Con un piccolo gruppo di appassionati abbiamo posto l'attenzione sul capannone inutilizzato, facendo prendere corpo e fondando un'associazione avente lo scopo di coadiuvare l'impresa ferroviaria nell'organizzazione e nell'effettuazione di viaggi con l'utilizzo dei treni storici di proprietà della stessa impresa.

Nel corso degli anni di attività l'associazione Adria-Vapore ha sempre più rafforzato il proprio ruolo, arrivando a fornire manodopera per lavori non solo di mantenimento in attività dei mezzi, ma anche lavoro di restauro. È il caso della locomotiva 740 409 che, dopo avere trascorso oltre vent'anni esposta satticamente in manifestazioni e mostre di paese, trasportata a Rimini con carrelli autostradali è stata rimessa in esercizio nel 2000 con il solo lavoro volontario.

L'associazione sta lavorando per costruire un vero e proprio museo ferroviario presso l'ex Deposito locomotive di Rimini. Il progetto articola il museo in quattro aree così ripartite: mezzi storici, locomotive, carrozze e carri. Inoltre plastici ferroviari e diorami fermodellistici, apparati, segnali, banchi di stazione, oggetti di lavoro, biblioteca, l'archivio del deposito, libri, una fototeca, una videoteca, Il tutto a carattere ferroviario.

Il progetto potrebbe apparire ambizioso ma le potenzialità sono già presenti e la maggioranza dei mezzi è pronta per la loro utilizzazione. Si tratterebbe di coinvolgere le amministrazioni.

Maurizio Melucci