Il socio Benito Colonna (Toni), classe 1937, ricorda nei tempi difficili nel dopoguerra, uno dei tanti illegali, pericolosi, sistemi escogitati per tirare a campare.
Nell'incoscienza della prima adolescenza avevamo imparato, da qualche adulto più incosciente di noi, l'arte di scaricare le granate per recuperare il tritolo che ci sarebbe servito per la pesca in mare. Prima operazione: togliere, svitandola, la spoletta del detonatore posta sulla punta della granata, ma solo se in ottone perché quelle d'alluminio sapevamo pericolose. Quindi potevamo sfilare il cilindro di tritolo posto all'interno. Separavamo poi il bossolo dalla granata battendo nel punto d'unione su di un mattone appoggiato a terra e posto di taglio, così potevamo recuperare anche la polvere da sparo posta all'interno del bossolo (spaghetti).
Purtroppo la guerra porta a questi malsani e anche tragici giochi. Tanti, troppi bambini ne hanno subito le conseguenze e spesso la responsabilità è da addebitarsi ai capricci di incoscienti adulti. Dario, già uomo, col tritolo, un detonatore e una corta miccia confezionava piccole mine per la pesca. Quanto pesce moriva! Noi ragazzi ci tuffavamo per recuperarlo dal fondo marino e consegnarlo a Dario che ci ricompensava regalandocene qualcuno.
Nel 1955, dopo avere vinto un concorso nel Genio Ferrovieri, dovetti partire per Torino. Restai per diciotto lunghi anni lontano dalla mia terra, ma non dimenticai nulla. Un giorno, mentre attingevo acqua alla fonte Pantera, incontrai Dario e gli rivelai un segreto che lo riguardava. Una di quelle mattine, dopo l'esplosione della mina, mentre recuperavo il pesce, mi era capitato fra le mani un muggine di almeno tre chili. Senza pensarci tanto, invece di portarlo in superficie lo nascosi fra gli scogli. Lo avrei recuperato più tardi quando nessuno mi avrebbe visto. Mia madre, ignara della provenienza e credendo alla mia versione, lo cucinò a dovere. Dario ascoltava interessato e divertito la mia confessione: ci guardammo, poi scoppiammo in una fragorosa risata. Beh! Mi ero ripagato di tutte le volte che avevo lavorato gratis.
Benito Colonna