Ero al Bar con Giovanni Vannini, in attesa di prendere il caffé mattutino, quando un gruppo di cinque o sei giovani si è avvicinato al banco, chiacchierando allegramente. Ho notato nel gruppo un'amica e compagna di Liceo di mia figlia, e l'ho salutata: ciao Arianna!: mi ha guardato con sorpresa e, rispondendo al saluto, mi ha chiesto cosa fai al Dopolavoro Ferroviario?
Domanda più che lecita per chi sa che nella vita mi sono occupato di altro, rispetto al mondo ferroviario, ma, nel caso specifico, mi è stato facile rispondere: come vedi sono qui con il Presidente del DLF, in quanto sono un socio simpatizzante, frequentatore abbastanza abituale, e, quasi tutte le mattine, vengo a fare quattro chiacchiere con gli amici frequentatori, ferrovieri e no! e poi, rivolto a Vannini Sai Giovanni questa ragazza, figlia di un ferroviere, è uno scienziato! Fa ricerca ad alto livello nel campo delle cellule staminali!.
Arianna è arrossita alle mie parole, minimizzando con lo sguardo un'affermazione apparentemente forte, considerando il contesto. Ci siamo quindi salutati molto brevemente e il gruppo di giovani è uscito altrettanto allegramente di quando era entrato.
Ho però ripreso l'argomento con Giovanni e abbiamo parlato di questi giovani di cui andare orgogliosi: non i bamboccioni visti in modo Padoa Schioppesco, bensì con un preciso riferimento a quelli che investono su se stessi e sul mondo che li circonda, in modo altamente lodevole.
In particolare dovremmo avere molto presente il caso di chi investe il suo futuro nella scommessa di diventare ed essere un ricercatore nel vero senso del termine. Dando seguito all'argomento giovani scienziati - ricercatori, introdotto attraverso il casuale incontro al bar DLF, citato in precedenza, parlando con Giovanni nel suo ufficio, insieme ad altri amici, ci siamo soffermati a riflettere sul prezzo da pagare, oggi, per essere ricercatore: cinque anni per la laurea, almeno altri due anni per il dottorato e poi, rimanendo in Italia, un futuro abbastanza precario, di contratto in contratto, a meno di colpi di fortuna e di improbabili aperture con l'industria nel mondo della ricerca.
Sai Giovanni che Arianna mi ha detto di aver fatto la sua prima pubblicazione su Nature Cell Biology: se non si trattasse di qualche cosa di veramente buono non gliel'avrebbero sicuramente accettata. È una rivista scientifica fra le prime al mondo ed è molto selettiva. Da quello che ho capito immette un gene nei topi di laboratorio che funziona da marcatore per alcune degenerazioni cellulari. Se questo si verifica, i topi diventano bluastri. Mi ha detto che è per questo che quando gli amici o i conoscenti al di fuori del suo ambiente di lavoro le chiedono cosa fa al San Raffaele, risponde: faccio i topi blu! Ho saputo inoltre che hanno rinnovato il contratto di ricerca al San Raffaele, ad Arianna, per un altro periodo: c'è da esserne orgogliosi per lei e i suoi genitori! E poi, così, possiamo dire: incontriamo degli scienziati al bar DLF! Questo con sentimenti misti di orgoglio e amarezza per il fatto di avere fra noi ragazzi che si fanno e ci fanno onore (parlo dell'Italia), ma che sicuramente (sempre parlando come Italia) non aiutiamo a fare quello che fanno!
Concludendo, vorrei dire a tutti i giovani come Arianna, che facciamo loro i nostri auguri per un futuro non precario e per quelle soddisfazioni che meritano! La ricerca è il futuro di un paese e, la ricerca in campo medico biologico, è il futuro della salute di tutti noi! Forza ragazzi! Ci fa piacere che anche al Bar DLF si possano incontrare degli scienziati!
Alberto Camporesi