PAGINE DI STORIA

Nella rivista culturale cittadina del Rotary, Ariminum, nel numero di Maggio - Giugno 2006 è apparso un articolo, a firma di Gaetano Rossi, che riporta le memorie del periodo bellico del riminese Asco Borsari. Si è pensato di stralciarne un brano dove quest'ultimo rievoca il suo ritorno a Rimini, dopo il conflitto, reduce dalla prigionia trascorsa in un campo di lavoro in Germania.

Il 25 settembre 1945 giunsi alla stazione di Rimini. Scesi dal treno. Tutto intorno erano macerie e desolazione. La nostra casa, nei pressi della Villa Rosa, era stata distrutta e alla mia famiglia era stato assegnato un piccolo alloggio all'inizio di via Tripoli, nella casa dell'economo del Comune, Rag. Scala.

Uscendo dalla stazione mi diressi a sinistra, verso quella che prima della guerra era stata via Roma. Non era più una strada. Era un viottolo sconnesso fra montagne di macerie e nelle voragini e buche provocate dalle tonnellate di bombe che i liberatori avevano vomitato sulla nostra inerme città ristagnava acqua maleodorante, mista a liquidi oleosi. Lateralmente a quel viottolo, una vera e propria via dolorosa per un riminese che avesse amato la sua città come io l'amavo, erano accatastati vagoni ferroviari in disuso e persino una locomotiva di quelle della linea per Mercatino Marecchia (oggi Novafeltria).

Vi si poteva procedere solo a zig zag. Sulla mia sinistra il campo del Dopolavoro era devastato da centinaia di enormi crateri e l'officina delle locomotive era rasa al suolo. Ovunque un'infinita distesa di binari arrugginiti e contorti, come in un groviglio di rovi rivolti a terra ed al cielo. Svoltai per via Tripoli, anch'essa visibilmente colpita e martoriata. Molte delle ville in suo fregio non esistevano più; al loro posto montagne di detriti; stessa sorte a molte delle case popolari dei ferrovieri.