ASTRONOMIA NEL DLF (memorie)

Ero ancora un imberbe adolescente, verso la fine degli anni cinquanta, quando, abitando nelle vicinanze, ho iniziato la frequentazione della sede del circolo bar DLF. Da allora, salvo brevi periodi, non me ne sono più allontanato. Un arco di tempo che mi ha consentito di conoscere qualche generazione di soci, purtroppo tanti oggi scomparsi. Di questi ultimi, non pochi si sono spesi in campi diversi per le finalità del Sodalizio. Chi ricoprendo incarichi direttivi, chi partecipando, seguendo, guidando, a volte con risultati prestigiosi, le varie attività sportive, culturali, ricreative, sociali e turistiche.

Nella mia mente è affiorata spesso l'intenzione di scrivere per ricordarne alcuni, almeno quelli che più si sono distinti nei loro campi d'azione, per rendere così loro un omaggio, se pur postumo. Uno di questi significativi personaggi, con indiscussi meriti, è stato Luciano Cristofori, deceduto a soli 57 anni di età, nell'agosto del 2003. La nostra Associazione deve ascrivere a lui un tangibile contributo nella realizzazione di quello che ne rappresenta, a detta di tanti soci, il fiore all'occhiello: l'osservatorio astronomico di Montegrimano.

 Luciano Cristofori al lavoro, pantaloncini corti e pinze in mano.

Luciano nella sua maturità fu attratto da due passioni che scandivano, nel tempo libero, i suoi giorni: il gioco del calcio e l'astronomia. Era un fervente, acceso, sostenitore della squadra della Rimini Calcio che seguiva ovunque, anche in allenamento. Il suo tifo si era accentuato negli ultimi anni, dopo che era andato in pensione. Si vedeva spesso nei pressi delle porte dello stadio, in mezzo a calcistiche. Provo ad immaginare quale sarebbe stata la sua gioia quest'anno, con la squadra del cuore promossa in serie B.

L'altro suo hobby, l'astronomia, è strettamente legato alla costituzione del gruppo Astrofili, avvenuto nell'anno 1984, da parte di alcuni ferrovieri dell'Officina G.R., incluso il Cristofori. Vi fu fin dall'inizio un presupposto fondamentale che permise a questo sodalizio, fra l'altro dalle valide capacità tecniche e con buone basi culturali, di evolvere e funzionare, la reciproca stima e considerazione: viatico all'instaurazione, fra gli stessi, di solidi rapporti di amicizia.

Fu così che questi amanti delle stelle con immediato zelo, supportati economicamente dal DLF, si posero come prioritario obiettivo (per diventare operativi), la costruzione di un telescopio per l'osservazione visuale e fotografica del cielo. Strumento che fu, in tempi assai brevi, realizzato con le seguenti caratteristiche: 250 mm di apertura e 1500 mm di focale, motorizzato e reso trasportabile su un carrello da traino a scopo itinerante. L'acquisizione diede loro la possibilità di spingersi in siti lontani da agglomerati urbani, non inquinati da fonti luminose, per più favorevoli condizioni per l'osservazione della volta celeste.

Passarono gli anni quando alla testa del gruppo, quale primo responsabile, subentrò Luciano Cristofori che subito si caratterizzò per il suo dinamismo. Nei primi mesi dell'anno 1996, lo stesso a nome dei suoi compagni, poco dopo che il gruppo aveva ricevuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio un'elargizione di 5 milioni di lire, quale riconoscimento per l'intensa attività svolta, si fece promotore, con caparbia pungolante ostinazione, di un'intraprendente iniziativa per l'installazione, in idonea località appenninica, di una postazione fissa per l'osservazione visuale del cielo.

Disegno, nelle prime intenzioni, piuttosto modesto, limitato ad una sorta di baracca. Ricordo ancora quegli incontri, nei quali per dovere d'ufficio fui coinvolto, le iniziali perplessità, i dibattuti confronti, gli approfonditi ragionamenti fino a convenire insieme che avremmo dovuto impegnarci per un'opera che non lasciasse spazio, poi, a ripensamenti, basata su requisiti di efficienza, affidabilità, praticità: a costo di allungarne i tempi di esecuzione.

Ottenuto l'assenso dal Consiglio Direttivo, che valutò positivamente il progetto ritenendolo in linea con gli scopi istituzionali e che deliberò per l'investimento patrimoniale, i dirigenti del gruppo si misero repentinamente alla ricerca di un appezzamento di terreno idoneo ed acquistabile, che, dopo diverse ricognizioni, fu individuato presso una zona di calanchi, ricadente nella circoscrizione del comune di Macerata Feltria.

Di lì a poco si avviarono i contatti con il primo cittadino di detta località al quale, in un incontro, furono esposte le nostre intenzioni. Immediato e manifesto fu il suo entusiasmo. Ci assicurò, nell'ambito dei suoi poteri, la massima disponibilità nell'assecondarci a conseguire l'obiettivo dei nostri propositi che doveva, però, necessariamente passare attraverso la modifica del piano regolatore comunale per il cambio nella destinazione d'uso dell'area interessata. Questione apparentemente semplice che, a suo avviso, si sarebbe dovuta risolvere celermente. Non fu così. Nonostante le assicurazioni ricevute, le domande scritte, le ripetute sollecitazioni, la pratica non si sbloccò e nostro malgrado, dopo aver temporeggiato circa un anno, delusi e amareggiati decidemmo di rivedere i nostri piani.

Era il marzo del 1997, si ricominciava da capo nella ricerca di un'altra area che ben presto fu rintracciata, a qualche chilometro di distanza della precedente, in una zona isolata, con caratteristiche quasi analoghe, a Monte San Lorenzo, frazione del Comune di Montegrimano. Il sito era allora impervio, non facilmente percorribile con automezzi. Raggiungibile, nei suoi ultimi 50 metri, attraverso uno stretto, irto, sentiero dal fondo stradale accidentato. Anche in questo caso, ci rivolgemmo immediatamente al Sindaco del luogo, che ben presto ci ricevette ed una volta visionato il progetto, ci assicurò il suo massimo interessamento.

Anche in questo caso si trattò di seguire un percorso fatto di lungaggini burocratiche per ottenere i vari visti, nullaosta e autorizzazioni: ma tutto andò a buon fine. Si pose quindi mano alle procedure relative all'acquisto dell'area in questione. Con i proprietari del terreno si addivenne ad un accordo sul prezzo d'acquisto e sui termini di pagamento.

Fu quindi interpellato l'Ufficio Centrale del Dopolavoro Ferroviario per riceverne il benestare, che si dava per scontato. Invece non fu per niente una formalità. Risultavamo il primo caso di un Dopolavoro in Italia che affrontava una compravendita immobiliare. Con lo Statuto precedente, fino l'anno 1995, questo non era consentito. Si superò comunque anche quest'ostacolo. Sempre alla sede centrale chiedemmo con insistenza un finanziamento, un prestito per edificare la struttura. Ci fu concesso, ma non nella misura delle aspettative: in termini ridotti di circa un terzo rispetto alla spesa.

Con in mano la concessione edilizia per la realizzazione di un fabbricato in calcestruzzo di circa 95 m2, furono appaltati i lavori e allestito il cantiere. La ditta operò alacremente anche se, nei periodi invernali, con prolungate sospensioni per le avverse condizioni meteorologiche.

È in questo contesto che emerse lo spirito di abnegazione, l'impegno, l'apporto profuso con straordinaria passione civile e continuità da parte di alcuni esponenti del gruppo Astrofili, in particolare, sempre in prima linea, fra i più motivati, il nostro Luciano in simbiosi in questo con il suo inseparabile compagno Liviano Betti, coadiuvati da Gianfranco Della Giovanna e da Bartolomeo Maioli. Sono loro che principalmente curarono la logistica, effettuarono le ricognizioni, seguirono i lavori, contattarono i tecnici, le imprese, le ditte con le quali poi noi dell'esecutivo ci rapportavamo perfezionando gli accordi.

Non solo, ma sempre Luciano e i suoi più stretti collaboratori contribuirono ad alleviare notevolmente il carico delle spese con un lodevole apporto di lavoro volontario, provvedendo direttamente all'esecuzione di diversi interventi: alcuni veramente impegnativi e di valore, come la geniale costruzione, presso uno spiazzo nella sede di via Roma, della cupola emisferica per l'osservatorio, di 5 metri di diametro, con movimento rotatorio a 360° e portello costituito da due sezioni con apertura automatica. La cupola, dopo mesi di alacre, impegnativo lavoro, una volta ultimata, si rilevò perfetta. Per trasferirla a destinazione fu necessario prelevarla con un elicottero.

Altro rilevante indispensabile esborso fu costituito dall'acquisto del telescopio. Anche in questo caso il Consiglio Direttivo del DLF, dopo il determinante parere di merito del gruppo Astrofili, non lesinò nella spesa, con una scelta che s'indirizzò su uno strumento ottimale di alta qualità: un telescopio dal diametro di 500 mm prodotto e fornito dalla ditta Oakleaf Instruments di Varese.

L'osservatorio, grazie anche all'opera rilevante di Luciano, per il quale si spese con inusitata, laboriosa, passione, era così completato nella primavera del 1999, risultando infine, nell'ambito delle due regioni di confine, il primo e il più attrezzato a livello amatoriale.

Giovanni Vannini